lunedì 24 ottobre 2016

Cantar de Mio Cid(ro) per l'MTC n° 60 della Bella Catalana


Io sono sempre felice ed emozionata quando a vincere l'MTC è una delle mie amiche più care. Al momento della proclamazione saltello ululo e piango di gioia. Nei giorni successivi fremo ancora più del solito dall'impazienza di scoprire quale sarà la ricetta della sfida. Poi però l'ansia da prestazione, sempre a livelli altissimi, sale oltre il limite di guardia e tutto si complica, perché il desiderio di onorare al meglio la gara voluta da una persona a me cara esaspera la mia insicurezza e il mio senso di inadeguatezza.  Questa volta non è stato diverso e con il passare dei giorni le idee diminuivano in numero e aumentavano in confusione. L'iniziale emozionata felicità con la quale ho salutato la vittoria di Mai, la Bella Catalana mia, è stata sostituita dal dubbio e dalla paura di non farcela e di dove passare a malincuore. 
Il fatto è che io non sono mai stata in Spagna e non ho mai mangiato le famosissime Tapas. Escludiamo pure la settimana a Formentera di un trilione di anni fa, prima, ultima e unica esperienza in un villaggio turistico e per giunta con cucina tipica tedesca o almeno credo...E sì lo so che le tapas ormai le servono in qualunque bar situato tra i due Poli, ma io non le ho mai ordinate, così come non mi verrebbe in mente di ordinare le lasagne in Norvegia. E sì lo so che sotto il termine Tapas ormai si può trovare qualunque cosa, come succede per la pizza o per le crepes, ma non avere riferimenti e termini di paragone originali per me è un po' come camminare ad occhi bendati. 
Poi qualcuno, che non nomineremo qui, ha anche pensato di aggiungere il solito carico da undici questa volta sotto forma di "filo conduttore", ovverosia un elemento che leghi tra loro le tre ricette che sono oggetto della sfida: Tapas, Pinchos e Montaditos. Olè!
Quindi, non solo non avevo la più pallida idea di cosa fare e di come farlo, ma dovevo pure dare alla cosa un tema, un significato, una ragione di essere proprio così come l'avrei fatta. Ma fatta cosa? Come? Perché?
Poi finalmente, una luce si è accesa nel buio e no, non era quella del frigorifero mentre furtivamente sottraevo l'ultima fetta di torta in preda ad un attacco di fame notturna da ansia, era proprio un'illuminazione, un'epifania: IL SIDRO! Il NOSTRO sidro! Questo QUI!
A questo punto la sola difficoltà è stata dover scegliere "solo" tre ricette da fare con il sidro, ingrediente versatile quanto e forse anche più del vino in cucina. Alla fine ho deciso per una crema di pastinaca al sidro per la ricetta delle Tapas, da servire in una miniporzione accompagnata da pancetta abbrustolita, mele spadellate e crostini. I Pinchos sono costituiti da agnello marinato nel sidro, cotto alla griglia e poi alternato  sugli spiedini a rutabaga e barbabietola arrostite in padella e accompagnati da una salsa barbecue al sidro  aromatizzata dal cardamomo nero. Infine i Montaditos sono delle frittelle al sidro profumate al pepe rosa, imbottite di magret de canard séché e sormontate di Selles sur Cher, un formaggio di capra affinato nella cenere, e fichi freschi. Il tutto abbondantemente annaffiato da una caraffa di sidro secco frizzante e ben freddo.
Il sidro, che come tutti sanno è una sorta di vino poco alcolico ricavato dalla fermentazione delle mele, può essere secco, semi secco o dolce  così come fermo, mosso o decisamente frizzante. Noi che lo produciamo artigianalmente non facciamo fatica ad averne di ogni tipo: ancora non ho ben capito come funzioni la cosa, ma sta di fatto che ogni bottiglia è diversa dall'altra. Per la crema di pastinaca, la marinatura dell'agnello e la salsa barbecue ho scelto un sidro fermo e molto secco. Per le frittelle, invece, ho preferito un sidro frizzante semi secco, per sfruttare l'anidride carbonica come agente lievitante ed avere così delle frittelle gonfie e leggere. Ovviamente mele e fichi sono quelli dei nostri alberi, il pane dei crostini per la crema è fatto in casa usando la feccia del sidro (cioè quello che rimane sul fondo del fusto dopo la prima lievitazione) al posto del lievito e anche il magret de canard è fatto in casa e potete farlo anche voi seguendo la ricetta che trovate qui. Del Selles sur Cher, invece, che è uno dei miei formaggi francesi preferiti, parlo diffusamente qui e qui
Un'ultima parola la devo a Mai, e non solo a lei, per quanto riguarda il titolo: ovviamente si rifà alla leggenda di El Cid Campeador narrata nel poema epico Cantar de Mio Cid. Non avendo, come dicevo prima, un ricordo personale da collegare alla Spagna ho ripescato dall'era presitorica della scuola media le lezioni di epica dell'adorabile suor Marcellina, trovando anche le fortunate coincidenze dell'assonanza del nome Cid che si pronuncia Sid e delle origini di Rodrigo Diaz de Vivar, detto El Cid, che nacque nelle vicinanze di Burgos, nelle Asturie, che guarda caso e' anche la regione della Spagna tradizionalmente vocata alla produzione di sidro. C'è addirittura un rituale locale legato al consumo di questa bevanda. In primo luogo il mescitore deve saper far cadere il sidro dall'alto, tenendo la bottiglia al di sopra della sua testa e centrando abilmente il bicchiere tenuto con l'altra mano più in basso possibile: l'impatto risveglia l'anidride carbonica scatenando un'allegra effervescenza. Il sidro va quindi bevuto immediatamente, in un sol sorso, ma avendo l'accortezza di lasciarne qualche goccia sul fondo del bicchiere che andrà poi rovesciata per terra, prima di pulire il bordo del bicchiere per poi passarlo al vicino compagno di bevuta. Pare che questa usanza derivi da una tradizione celtica che ha come scopo ridare alla terra parte di ciò che le appartiene e che ci ha donato.
Ma bisogna dire che El Cid era tutto fuorché catalano e allora per omaggiare la terra della mia cara Mai ecco a voi una chicca in musica




E quindi ora non resta che lasciare la parola alle ricette delle tapas, dei pinchos e dei montaditos per l'MTC 60 di Mai "Bella Catalana"  Esteve, autrice del coloratissimo blog Il colore della curcuma.

Tapas di Crema di Pastinaca al Sidro


Ingredienti per 4 

2 cucchiai di grasso di anatra
1 spicchio di aglio
1 porro
500 g di pastinaca
250 ml di sidro secco
500 ml di brodo vegetale o di pollo
1 rametto di timo
50 ml di panna liquida
sale marino e pepe nero macinato fresco

Fate fondere il grasso in una casseruola, aggiungete lo spicchio di aglio schiacciato e il porro affettato sottile, salate pochissimo e lasciate stufare a fuoco dolce e pentola scoperta per circa cinque minuti. Nel frattempo pelate le pastinache, dividetele a spicchi per la lunga ed eliminate il torsolo centrale, che è legnoso e darebbe anche un gusto troppo forte alla crema. Tagliatele a cubetti, versatele nella casseruola e lasciate insaporire per cinque minuti, aggiungendo anche il timo, un pizzico di sale e una macinata di pepe. Versate quindi il sidro, lasciate prendere il bollore e aggiungete anche il brodo, meglio se caldo. 
Fate cuocere a fuoco dolce per circa 30 minuti o fino a quando la pastinaca sarà tenera e ben cotta. Frullate con un frullatore ad immersione aggiungendo, se necessario, altro sidro o brodo, ma avendo l'accortezza di mantenere una certa consistenza.
Unite anche la panna, aggiustate di sale e pepe e riportate al fuoco, ma senza far bollire la crema.
Servite subito accompagnata da pezzetti di pancetta rosolata, crostini di pane e cubetti di mela cotti pochi minuti in padella con poco burro.

Pinchos di Agnello marinato nel Sidro
con Rutabaga e Barbabietola


Ingredienti per 6 spiedini

2 fette di sella di agnello da circa 150 g l'una
250 ml di sidro secco e fermo
2 cucchiai di aceto di mele
1 spicchio di aglio
1 scalogno tritato
1 cucchiaino di salsa worcestershire
1 piccola rutabaga
1 barbabietola
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Preparate la marinata unendo il sidro, l'aceto, l'aglio, lo scalogno, la salsa worcestershire, 1/2 cucchiaino di sale e una macinata di pepe. Tamponate le fette di agnello con carta da cucina e immergetele nella marinata. Coprite e lasciate in frigorifero per almeno 2 ore e fino a un massimo di 6 ore.
Lavate e asciugate la rutabaga e la barbabietola, dividetele a metà, deponete ogni metà su un pezzetto di carta forno, spolverate con un pizzico di sale, impacchettate nella carta da forno e poi nell'alluminio e fate cuocere in forno a 180° per circa un'ora. Lasciate raffreddare, pelate sia la rutabaga che la barbabietola, tagliatele a fette spesse 1,5 cm e ricavate da ogni fetta dei quadrati di circa 2 cm di lato. Ungete leggermente il fondo di una padella antiaderente e fateci dorare i pezzi di barbabietola e di rutabaga, rigirandoli delicatamente per non romperli. 
Togliete l'agnello dalla marinata, asciugatelo con carta da cucina e con un panno pulitissimo e senza tracce di detersivo. Spennellate di olio entrambi i lati delle fette e cuocetele su una bistecchiera caldissima, non più di 30 secondi per parte.
Togliete dal fuoco, lasciate intiedipide e poi ricavate da ogni fetta dei quadrati grandi quanto quelli delle radici. Realizzate gli spiedini alternando carne, rutabaga e barbabietola. Spennellateli di olio extravergine e rimetteteli sulla bistecchiera per circa 10 secondi per ogni lato. Servite subito accompagnati dalla salsa barbecue al sidro che avrete preparato in precedenza


Salsa barbecue al Sidro e Cardamomo nero


250 ml di sidro secco
250 ml di passata di pomodoro
2 cucchiai di aceto di mele
1 cucchiaino di semi di senape gialla
1 cucchiaio di melassa
1 cucchiaio di zucchero muscovado scuro
2 spicchi di aglio pelati e schiacciati
1 cipolla rossa tritata finemente
sale e pepe
3 baccelli di cardamomo nero

Per prima cosa far ritirare sia il sidro che la passata di pomodoro lasciandoli sobbollire a fuoco basso per circa 25 minuti o fino a che il sidro non si sia ridotto della metà e la passata abbia preso una consistenza piuttosto densa. Mescolare spessissimo la passata per evitare che attacchi al fondo della pentola e bruci. Unire poi il sidro alla passata e al resto degli ingredienti. I baccelli di cardamomo incideteli liberando i semi prima di aggiungerli. Lasciate cuocere a fuoco dolce e pentola coperta per almeno 20 minuti o fino a quando l'aglio e la cipolla saranno tenerissimi e quasi sfatti. Volendo potete frullare la salsa, ma io ho preferito lasciarla così com'era. Eliminate i baccelli di cardamomo vuoti prima di frullare la salsa e prima di servirla, anche se non l'avrete frullata.

Montaditos di Frittelle al Sidro


Ingredienti per 8/10 frittelle
1 uovo medio
125 g di farina bianca
4 grani di pepe rosa pestati
150 ml circa di sidro frizzante semi secco o secco
sale

Sbattete l'uovo con un pizzico di sale e il pepe rosa, unite la farina setacciata e mescolate per far assorbire l'uovo, poi aggiungete il sidro poco per volta fino a formare una pastella non troppo liquida.
Versate il composto a cucchiaiate nell'olio bollente, rigirando le frittelle e lasciando cuocere fino a che non saranno dorate su entrambi i lati. Togliete dalla padella e fate asciugare su carta assorbente. Dividete ogni frittella a metà. Disponete su una metà due o tre fettine di magret de canard o altro salume, coprite con l'altra metà e finite con un triangolino di formaggio di capra e mezzo fico fresco, se sono piccoli come i miei, o solo uno spicchio se sono di dimensioni normali.




Con queste ricette partecipo all'MTC n° 60 
in collaborazione con Mai Esteve del blog Il colore della Curcuma






mercoledì 21 settembre 2016

Gnocchi di patate e farina di fichi d'India con sugo di orata e cipolla di Acquaviva per l'MTC n°59 di Annarita


Lontana dalla mia cucina, con pochissimo tempo a disposizione e quasi nessuna voglia di cucinare, ma non potevo mancare all'appuntamento con la nuova stagione di MTChallenge. http://www.mtchallenge.it/Soprattutto per onorare la sfida di una delle grandi interpreti di questa gara e della cucina in genere: Annarita Rossi del bellissimo blog Il bosco di alici
Anche in questa occasione mi trovo a dovermi confrontare con uno dei cavalli di battaglia della mia mamma: GLI GNOCCHI! I suoi sono i più dolci, soffici, morbidi e vellutati che io abbia mai mangiato. In una parola: inarrivabili. Ci ho provato più volte nel corso degli anni, riuscendo a produrre piatti più che decorosi, ma senza mai giungere ad eguagliarli.
La sua ricetta, però, l'unica che io abbia mai replicato, prevede l'uovo e anche un pizzico di lievito per torte salate nell'impasto. Questa volta, quindi, per la prima volta mi sono cimentata con gli gnocchi di sole patate e farina...e poca anche di quella, solo l'indispensabile. Fortuna ha voluto che solo pochi giorni prima della pubblicazione della ricetta della sfida n° 59, una cara amica mi regalasse inaspettatamente un sacchetto di insolita farina di fichi d'India. Io non l'avevo mai sentita nominare prima, e voi? Alla prima profonda sniffata è stato amore che, sono sicura, durerà per sempre: fiori, erbe buone, miele sono i le prime cose che il suo profumo mi ha richiamato alla mente. L'amarognolo retrogusto della farina di castagne è ciò che mi ha ricordato al primo, titubante assaggio.
Dato che siamo tra noi pochi intimi con la stessa insana passione per il cibo, mi sbilancio anche a dirvi che l'ho tenuta sul comodino per diversi giorni e la notte mi addormentavo con la sua fresca fragranza a tenermi compagnia e ad accompagnarmi nel dorato mondo dei sogni. 
E forse proprio in sogno mi è giunta l'ispirazione di usare la farina di fichi d'India per aromatizzare gli gnocchi per questa sfida. Lo dico perché davvero non ricordo di averci ragionato sopra. Invece ho dovuto pensare parecchio al condimento, per poi finalmente decidere per un sugo leggero, dai sapori dolci e delicati, dati dalla carne dell'orata e dalle cipolle di Acquaviva, che potessero bilanciare l'inevitabile nota amara regalata da questa particolarissima farina. 
Il risultato mi ha piacevolmente stupita, anche se, essendo a dieta, ho potuto gustarmi solo un paio di bocconi. Mia sorella e mia cognata li hanno molto graditi e a mio cognato sono piaciuti anche se lo ha un po' disturbato il dolce della cipolla, mentre mia nipote non è stata del tutto convinta, La mamma, neanche a dirlo, alquanto disgustata e palesemente inorridita dal sacrilegio, non ha nemmeno voluto assaggiarli. Se volete scoprire con chi di loro vi trovereste in accordo, non vi resta che provarli...sempre che troviate la farina di fichi d'India, ovviamente!
Datemi retta: prima di mettervi all'opera, leggetevi attentamente il bellissimo post di Annarita, pieno di informazioni dettagliate e utilissimi consigli per avere gnocchi sempre perfetti!

Gnocchi di patate con farina di fichi d'India
al sugo di orata e cipolla di Acquaviva


Ingredienti per 2 o 3 persone

per gli gnocchi

600 g di patate possibilmente vecchie e farinose
100 g di farina bianca
 50 g di farina di fichi d'India

per il sugo:

2 filetti di orata
1/2 cipolla di Acquaviva
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 spicchio d'aglio
2 foglie di salvia
pochi aghi di rosmarino
1 pizzico di peperoncino
sale e pepe bianco

per servire:

2 cucchiai di olio di nocciole
2 cucchiai di pinoli tostati
qualche fettina di fico d'India fresco



Siccome gli gnocchi si sa che vanno fatti, cotti e mangiati senza troppo tempi di attesa tra un'operazione e l'altra, conviene preparare prima il sugo: versate l'olio in una padella antiaderente e aggiungete l'aglio e gli odori e fate scaldare per bene. Togliete l'aglio e adagiate i filetti di orata con la pelle verso il basso. Abbassate la fiamma al minimo, coprite e lasciate cuocere per circa cinque minuti, anche meno. Togliete i filetti e teneteli da parte. Filtrate il fondo di cottura, pulite la padella con della carta da cucina e riportatela al fuoco con il fondo filtrato e la cipolla affettata non troppo sottilmente. Salate e pepate a piacere, coprite e lasciate stufare a fiamma bassa per circa 15 minuti o fino a quando la cipolla sarà tenera e traslucida. Nel frattempo togliete la pelle ai filetti di orata e sbriciolateli con le dita. Quando la cipolla sarà cotta, alzate la fiamma, sfumate con il vino bianco, lasciate ridurre per un minuto o due e poi unite anche gli sfilacci di orata, lasciate cuocere non più di un minuto e togliete dal fuoco.

Lavate le patate sotto l'acqua corrente, mettetele in una casseruola, copritele di acqua fredda e cuocetele per circa 30 minuti. Infilzatele con una forchetta o meglio ancora con uno spiedino di metallo: se sono tenere toglietele dal fuoco, altrimenti proseguite la cottura per qualche minuto ancora.
Scolatele e pelatele ancora bollenti. Mia nonna mi ha insegnato a fare così: tengo la patata in una mano protetta da un panno spesso e pulitissimo (potete usare anche un guanto da forno purché pulito e senza odore di detersivo) e con l'altra mano sbuccio la patata sciacquandomi spesso i polpastrelli sotto l'acqua fredda corrente, per non scottarmi.
Mescolate le due farine e setacciatele sul piano di lavoro allargandole a fontana. Schiacciate le patate nel centro della fontana allargandole per far uscire il vapore. Quando si saranno intiepidite, cominciate ad impastare con mano leggera incorporando solamente la farina sufficiente a far tenere l'impasto. Raccoglietelo in un panetto e tagliatene un pezzo. Rotolatelo sotto le mani aperte per formare un filoncino spesso un dito, tagliatelo in pezzetti lunghi poco più di 2 cm e passate ogni pezzetto sui rebbi di una forchetta per rigare gli gnocchi.
Procedete un pezzo alla volta fino ad esaurimento dell'impasto e disponete gli gnocchi ben distanziati tra loro su un vassoio infarinato. 
Mettete a bollire una capace pentola piena d'acqua leggermente salata. Quando l'acqua bolle, versateci gli gnocchi pochi per volta. Appena vengono a galla raccoglieteli con un mestolo forato e trasferiteli i un colapasta posto sopra un piatto fondo. Scolateli per bene, metteteli in una pirofila e irrorateli con l'olio di nocciole. Procedete così fino a che tutti gli gnocchi saranno cotti. Riaccendete il fuoco sotto alla padella del sugo e quando sarà be caldo, aggiungete gli gnocchi facendoli saltare delicatamente fino a che risulteranno ben conditi. 
Serviteli immediatamente cospargendo ogni piatto con qualche pinolo tostato e decorandolo con fettine di fico d'India fresco.

Con questa ricetta partecipo all' MTChallenge n° 59 GLI GNOCCHI 
in collaborazione con il blog Il bosco di alici


....e come al solito e anche più del solito le mie foto urlano: " Paolo Picciotto chi????"
....scusatemi, mi impegnerò di più, promesso!

lunedì 27 giugno 2016

Pizza al piatto con gouda di capra al fieno greco, ciliegie grigliate e foglie di ravanello per l'MTC n 58 di Antonietta


Si lo so, non ditemi niente. Prima tartasso gli zebedei su quello che non si deve mettere sulla pizza e poi io ci metto l'inverosimile. E' che l'MTC scatena la bambina che c'e' in me, quella che dava da mangiare alle sue bambole tortini di fango e sagatura guarniti di foglie di siepe e petali di ciliegie. Poi io gioco per giocare, mica per vincere. Poi poi questo mese il vero protagonista e' questo meraviglioso impasto, che Antonietta ci ha generosamente illustrato nel suo bellissimo post.

domenica 26 giugno 2016

Eh no, sulla pizza non si puo'! MTC n 58: sua maesta' LA PIZZA!



Margherita. Punto. Al massimo una Napoli. Se proprio sono in vena di follie, una vegetariana con le verdure grigliate. Grigliate. Ho detto grigliate. Non sott'olio. Per carita' non sott'aceto. Di certo non in salamoia! E per l'amore del cielo non, ripeto, non bollite! Questo nelle mie aspirazioni e nel mondo fatato e illusorio delle buone intenzioni. Nella cruda e dura realta', mi sono ritrovata ad ingurgitare le peggio cose elencate alla voce PIZZA nei menu' dei ristoranti.

lunedì 25 aprile 2016

Mi Frulla una Frolla due: Sablé con farina di mandorle "riciclata" e cocco con confettura di pastinaca al bergamotto per l'MTC n° 56 di Dani&Juri


Da quando abbiamo acquistato la casina francese, ogni anno abbiamo il problema di cosa farne di tutte le mele che raccogliamo.  Già qualche anno fa, cercando ispirazione qua e là, soprattutto in rete e principalmente su siti americani, che si sa che Oltreoceano con le mele hanno una certa esperienza, sono venuta a sapere che c'è chi utilizza la salsa di mele per ridurre la quantità di grassi, uova e zucchero nei dolci da forno. Naturalmente ho voluto provare anch'io e il risultato mi ha piacevolmente sorpresa. 

venerdì 22 aprile 2016

Salsa di mele e come usarla in sostituzione di grassi e uova nei dolci da forno


Eravamo rimasti alla salsa di mele. E dite la verità che morite dalla curiosità di sapere perché e come la si possa usare per sostituire grassi e uova nei dolci. 
Fondamentalmente il motivo per cui la salsa di mele può essere considerata un valido sostituto per i grassi nei dolci da forno è il suo contenuto in pectina.

Mi frulla una frolla per l'MTC n°56 di Dani&Juri: Frollini di Farina di Grano Germogliato fatta in casa




Quella: Io ve lo dico. questa qui ha troppo tempo libero. Dobbiamo trovarle un'occupazione.
La Prof: Ma se corre già tutto il giorno come un topo avvelenato, povera stella!
Quella: Sì, ma fa solo quello che le pare! E poi si perde dietro ad ogni scemenza che legge su internet...

lunedì 11 aprile 2016

Ruth Stout e l'orto senza fatica! parte seconda

...Continua da qui






All'epoca del suo trasferimento in campagna insieme al marito, Ruth sapeva poco o nulla di giardinaggio. Chiese consiglio ai suoi vicini che, ovviamente, la orientarono verso le pratiche tradizionali. Per i primi 15 anni, quindi, la Stout coltivò il suo orto e il suo giardino zappando e vangando la terra, distribuendo fertilizzanti, concimi e antiparassitari chimici, strappando erbacce, annaffiando e così via. Per le operazioni più pesanti, come la vangatura di primavera, si avvaleva dell'aiuto di un giardiniere che però era sempre in ritardo, lasciando la povera Ruth a macerare nella frustrazione di non poter cominciare a seminare e piantare i suoi adorati ortaggi.

domenica 10 aprile 2016

Ruth Stout e l'orto senza fatica!



Ruth Imogen Stout, nata a Topeka, Kansas il 14 Giugno 1884. Avrebbe potuto vivere tutti i suoi 96 anni con l'unico segno distintivo di essere la "zia" di Nero Wolfe, il famoso, eccentrico investigatore privato nato dall'immaginazione e dalla penna di suo fratello Rex Stout. Non lo fece. Visse una vita semplice e piena, tranquilla e avventurosa, ortodossa e anticonformista. Libera. 
Io avrei sicuramente potuto vivere tutta la mia vita senza mai venire a conoscenza del suo passaggio su questa Terra, non fosse che abbiamo qualcosa che ci unisce al di là del tempo e delle distanze di ogni altra natura che ci separano. Entrambe abbiamo un profondo interesse nell'ottenere il massimo risultato con il minimo impiego di mezzi. Si chiama "principio di economicità", non pigrizia! Chiariamolo un volta per tutte!

venerdì 18 marzo 2016

"Not my mother's fish soup" per l'MTC 55 di Anna Maria


Perché è la prima cosa alla quale ho pensato. Perché è l'unica e sola. Perché per me "zuppa di pesce" è quasi sinonimo di mamma. Mai mangiata altra. Mai cucinata. Mai nemmeno ordinata al ristorante. Sapevo che nulla avrebbe potuto reggere il confronto ed era inutile andare in cerca di delusioni. 
La zuppa di pesce della mia mamma è la fumante perfezione in un piatto. Non solo per me, ma per chiunque abbia avuto la fortuna di assaggiarla. Mio marito non mangiava pesce quando l'ho conosciuto. Non ne voleva sentire nemmeno l'odore. Il giorno in cui mangiò per la prima volta la zuppa della suocera, dopo, ubriaco di piacere, mi sussurrò all'orecchio: "La zuppa di pesce della tua mamma è meglio del sesso!". Io lo presi comunque come il più bello dei complimenti e questo la dice lunga su quello che quel piatto rappresenta per me.

venerdì 19 febbraio 2016

La Radice Quadrata dell'Ape per l'MTC n° 54 di Ele&Mich




E' andata più o meno così:

Siamo tutti riuniti, in piedi, immobili attorno all'isola della microcucina della bomboniera olandese. Il silenzio è assordante quanto il rumore del motore di un jet in decollo. O forse sono solo i miei acufeni, non so. Comunque nessuno parla. Stiamo osservando, analizzando, studiando, considerando i due piatti pronti per le foto: stessa ricetta, differente presentazione. Uso spesso il miele anche nelle mie ricette salate, soprattutto nei condimenti delle insalate o per caramellare le verdure, sia in padella che al forno. Questa volta, però, c'è di mezzo un MTC tutto sul Miele
e con due giudici d'eccezione. Una di loro, poi, la amo quasi come una figlia. Non la voglio certo deludere. Inoltre a questo giro, colpa anche della Gennaro, abbiamo deciso di impegnarci per trovare un titolo che non sia il solito snocciolamento di ingredienti che più che il nome di una ricetta, ricorda sempre una lista della spesa. Dato che qui nel Condominio ci dividiamo in sei lo stesso neurone catatonico, non è impresa da poco.

domenica 31 gennaio 2016

No dig gardening, l'orto senza fatica...o quasi



No dig gardening: fare giardinaggio senza scavare, dove scavare sta anche per zappare, vangare o erpicare, fare insomma tutte quelle operazioni di lavorazione del terreno che si ritiene siano necessarie per la buona riuscita di un orto o di un giardino. Impossibile? A quanto pare no.